Perché Medioevo!

Perché nel nostro immaginario romantico, rappresenta un periodo della storia dell’uomo, dove esistevano i Cavalieri, e noi siamo per l'appunto "Cavalieri del 21° Secolo"!

Lontano dagli odori, dalle angherie, dalla fatica di quei tempi, è bello tuffarsi in un viaggio fatto di fantasia e tangibili testimonianze.

In questi panni mi ci sono trovato bene!!

 

 

 

Road Book venerdì 14 settembre 2001

Ora

Località

Km Progressivi

09.30

Trento

0

10.00

Pergine Valsugana

20

10.35

Carbonare

52

11.00

Castel Beseno (visita)

68

13.00

Isera Casa del Vino (pranzo)

84

14.30

Castello di Castellano (visita)

98

14.45

Ripartiamo alla volta diPasso Bordala, scenderemo a Loppio, proseguiremo per Mori, e da qui verso Brentonico  

15.55

Bocche di Navene

151

16.45

Castel Barco di Sabbionara (visita)

175

18.15

Rovereto (aperitivo)

196

19.00

Trento

230

20.30

Cena presso il Ristorante Patelli,  

  

 

Venerdì 14 settembre

Ore 09.30 si parte, il programma di questa giornata prevede la visita di un paio di importanti Castelli, e la possibilità di lambirne molti altri ammirandone le maestose forme dall’esterno. Il tutto viene condito da un percorso stradale ricco di belle curve e di panorami molto suggestivi. Inizieremo con la Valsugana, qui potremo ammirare le opere Castellane, solo dall’esterno, il castello di Pergine:

Gli storici sono concordi nel ritenere che il castello di Pergine sia sorto in epoca longobarda. Non è tuttavia da escludere che su quel colle, dal quale domina possente la Valsugana, sorgesse in epoche precedenti un castelliere divenuto poi piazzaforte romana. Fu’ con tutta probabilità sin dall’XI secolo, residenza dei Signori di Pergine, potentissima famiglia alleata del Principe Vescovo di Trento e dell’Imperatore. Posto in posizione strategicamente molto importante lungo la via Claudia Augusta Altinate che congiungeva la pianura padana con il Nord Europa, il castello fu per molti secoli al centro di importanti vicende belliche e diplomatiche.
I Principi vescovi, che lo consideravano un punto nodale nella difesa esterna della città di Trento, vi mantennero una guarnigione fino alla metà del XIV secolo quando la fortezza cadde nelle mani dei tirolesi.
Si arriva così al 1531 quando, dopo aver permutato la giurisdizione di Bolzano con quella di Pergine, Bernardo Clesio – una delle più eminenti figure di principe vescovo nella storia del Trentino – entrò nella rocca che aveva riconquistato e dove erano ad attenderlo i commissari dell’imperatore Ferdinando I.
Da allora il castello di Pergine è sempre rimasto nella proprietà della Chiesa tridentina.
Agli inizi del XX secolo fu venduto a una società tedesca che lo trasformò in sede di alcune associazioni pangermanistiche.
Oggi il castello è proprietà di privati che vi gestiscono un albergo e un ristorante.
Splendido esempio di fortezza – residenza medievale alpina, il complesso è racchiuso da due cinte murarie che fanno capo alla torre sommitale e all’imponente palazzo gotico, realizzato intorno alla metà del Quattrocento e dalla struttura assai severa. L’interno è quantomai interessante per l’ardita concezione gotica e per la soluzione dei due enormi pilastri sovrapposti che reggono le volte a crociera del piano terreno e del primo piano. Degne di nota la torre della Madonna e la torre delle torture.

  Da qui percorrendo il passo della Frica, ci porteremo all’imponente Castel Beseno,

"Beseno è il più maestoso dei castelli trentini e si configurava come città fortificata, distesa sulla collina che sbarra la valle del Rio Cavallo, verso Folgaria, all'ingresso nella Valle dell'Adige. Nella sagoma allungata dal profilo complesso si alternano torri, spalti merlati, grandi bastioni lunati e barbacani sfuggenti. Una cerchia murata in due cinte stringe la roccaforte formando un grande ellisse dall'asse maggiore di 250 metri (55 il minore). Il disegno fortificato cinquecentesco, conseguenza dell'introduzione delle armi da fuoco, è rappresentato da tre imponenti bastioni (nord, sud e di mezzo) nonché da numerose piazzole per cannoni, con tre cannoniere in perfetto allineamento nella muraglia occidente. A oriente si apre il maestoso campo dei tornei, una vasta prateria cinta da spesse muraglie con feritoie.
Superata la porta scura, il primo cortile e la piazza grande si arriva al nucleo centrale, residenza dei castellani: palazzo Marcabruno e il palazzo dei mesi con un ciclo affrescato del Quattrocento.
In origine feudo principesco, con tre nuclei medievali dei quali erano infeudati i signori di Beseno, all'inizio del XIV secolo il castello entrò nell'orbita dei Castelbarco che lo tennero - ormai unito in un formidabile complesso - fino alla seconda metà del secolo successivo, allorchè fu acquistato da Jacopo Trapp, gentiluomo tedesco al servizio dell'arciduca d'Austria. Per lungo tempo i folgaretani sostennero cause contro i Trapp, i cui sgherri e armigeri spargevano il terrore per tutto l'altopiano: episodi di intolleranza e ribellione si protrassero per tutto il 1600, alimentando fosche leggende. L'ultima battaglia di cui Beseno fu protagonista fu quella del 1796 tra Napoleone e gli austriaci: una colonna di bersaglieri tirolesi circondò la rocca e costrinse alla resa 4000 soldati francesi.
Il castello, donato nel 1973 dai Trapp alla Provincia Autonoma di Trento, è stato oggetto di numerosi e profondi restauri che hanno restituito alla collettività un inestimabile patrimonio culturale, tornato praticabile e visitabile".

Ai piedi di Castel Beseno si può ammirare Castel Pietra:
costruito su enormi massi franosi caduti dal sovrastante Cengio Rosso.
In posizione assolutamente strategica ha segnato per molti anni il confine tra

Repubblica di Venezia e Principato vescovile di Trento e quindi tra quest'ultimo e i territori tirolesi italiani.
Attorno alla Pietra si svolsero importanti battaglie campali, specialmente tra Quattrocento e Cinquecento, quando i veneziani cercavano di spingersi a Nord avversati dal principato e dagli austriaci.
Memorabili gli assedi del maggio 1413 e del 25 luglio 1487, preludio alla disfatta veneziana del 19 agosto a Calliano con la morte di Roberto Sanseverino. L'ultima grande battaglia risale all'autunno del 1796 tra austriaci e francesi:
qualche muro della fortezza ne porta ancora i segni.
Anticamente una massiccia muratura merlata, il Murazzo, si allungava dal castello fino al fiume Adige - il cui corso lambiva la rocca - bloccando in tal maniera la strada imperiale.
Pietra fu sempre un forte e non ebbe mai vera giurisdizione. Al suo interno, tuttavia, si trovano interessanti affreschi profani del Quattrocento, che decorano la sala del giudizio con misteriose figurazioni medievali. Il castello vecchio è eretto sopra una rupe enorme, ad avvolgere quasi la pietra. Tra i suoi ambienti notevoli, oltre alla sala del giudizio, quelle degli armigeri, scale con meccanismi che governavano la chiusura della porta in ferro del Murazzo e una lugubre cantina dove si narra vivessero i condannati, costretti a far girare la ruota di un mulino.
I bastioni, nel Settecento, furono trasformati in elegante palazzotto, tuttora abitato.
Il castello, restaurato con il concorso finanziario della Provincia Autonoma di Trento, è di proprietà privata ed è abitato.

Poi portandoci sulla destra Adige, faremo un veloce spuntino presso la Casa del Vino di Isera.

Da qui ripartiamo alla volta del passo Bordala, passando a fianco di Castellano e del suo Castello:

Il maniero ha più l'aspetto di una raffinata residenza signorile che di una agguerrita roccaforte. Vi si contavano un tempo ben 45 locali, vasti e spaziosi, mentre nei suoi sotterranei si custodiva una dotata armeria, fra cui mortai e cannoni. Si trova circondato da prati fioriti, protetto da una diruta muraglia, poco discosto dal villaggio omonimo, affacciato alla valle dirimpetto a Rovereto. Lo si vuole unito ai vicini castelli di

direzione della valle di Cei. Come molti altri riprende il sito di castellieri preistorici. Fu conquistato dai Castelbarco alla metà del XIII sec., vi subentrarono i signori di Lodron nel 1456 che ne ricostruirono la parte intorno al mastio, elemento centrale forse risalente al XII sec. Particolarità del castello è la lunga muraglia che discende il pendio fino alla Torre della Guardia, posta sul ciglio di un dirupo; una porta - detta "portóm dei panéti" perchè era usanza distribuire un pane a chiunque accompagnasse un corteo funebre - la attraversa e fa accedere al Broilo, una vasta conca prativa dove, a memoria di antiche sacralità, sorgono la chiesa di San Lorenzo e il raccolto recinto del camposanto.

Attraverso il Passo di Bordala raggiungiamo la Val di Gresta (prima valle del Trentino nella coltivazione biologica di ortaggi), percorrendo una parte delle strade vissute dal passaggio del Giro d’Italia di quest’anno, dopo Ronzo Chienis, arriviamo a Loppio, dove esiste una delle ultime residenze dei Castelbarco. Da qui dirigendo verso il paese di Mori, imbocchiamo la strada che ci condurrà fino all’ultima visita del giorno, facendo una bella serie di curve, il castello di Sabbionara di Avio.

E’ un esempio di architettura castellana trecentesca influenzata dallo stile veneto scaligero.
La raffinatezza, il gusto, la cultura dei Castelbarco e in particolare del grande Guglielmo I si condensarono a partire dal tardo Medioevo in questo castello, fortezza-palazzo molto "veronese" con la quale si voleva senz'altro emulare gli scaligeri.

Il cotto si sposa armonicamente al grigio calcare del Baldo e questa eleganza contraddistingue anche le opere militari, come l'altissimo e possente mastio.
Nel castello di Sabbionara si potrebbe riconoscere l'evoluzione di un castelliere preistorico e quindi di una fortificazione romana. Effettivamente è molto antico: già a metà del XII secolo era dei Castelbarco, all'apice della loro potenza tra il Duecento ed il Trecento. Nel 1441, con le giurisdizioni dei Quattro Vicariati (Ala, Avio, Mori e Brentonico) il castello passò per testamento dai Castelbarco ai veneziani, che lo ampliarono e sopraelevarono.
Solo nel Seicento, dopo essere stata anche del principe vescovo tridentino, la fortezza tornò ai Castelbarco, che a partire dal 1812, purtroppo, la smantellarono sistematicamente per abbellire la loro nuova dimora di Loppio.
Oltrepassata la torre d'ingresso, il castello si presenta in un'articolata successione di fabbricati, con vigneti che scandiscono i resti dell'elaborata composizione del "castello inferiore": la casa delle guardie e la torre della picadòra, inserita nella cortina. Sullo sfondo l'imponente facciata del palazzo.
Di eccezionale interesse i due cicli affrescati del gotico internazionale, di cultura veronese trecentesca: la "Parata dei combattenti" nella casa delle guardie e la "camera dell'amore" all'ultimo piano del mastio.
Dal 1977 il castello è di proprietà del F.A.I., Fondo per l'Ambiente Italiano, che ha realizzato in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento una delicata e intelligente opera di restauro. Oggi è interamente visitabile.
Accesso: da Sabbionara d'Avio, per ripida strada fino al parcheggio ai piedi del castello, da qui in pochi minuti al portale d'ingresso.

Per il rientro a Trento passeremo per Rovereto, e qui consumeremo un aperitivo. Dopo una corroborante doccia ci prepariamo a gustare un’ottima cena con gli antichi sapori del Trentino.

 

 

Road Book sabato 15 settembre 2001

Ora

Località

Km progressivi

09.00 Trento

0

10.00 Castel Toblino (caffè)

52

11.00 Arco la Rocca (visita)

78

12.20 Castel Stenico

112

13.00 Molveno "Al Caminetto" (pranzo)

131

15.20 Cles

182

16.20 Eremo di San Romedio (visita)

220

17.10 Coredo

231

17.25 Castel Bragher (visita)

234

18.10 Castel Thun

249

18.40 Mezzocorona

265

19.00 Trento

280

20.15 Partenza con Pulmino per il Ristorante La Rocca dietro Beseno  

 

 

Sabato 15 settembre

Ore 09.30 pronti! Attenti! via, partiamo, e per iniziare scaldiamo le gomme su una strada che è la protagonista della mitica gara in salita la "Trento / Bondone"; da qui scenderemo verso la valle dei laghi, e subito andremo a incontrare altri castelli. Il primo che ci apparirà è Castel Madruzzo:

Si compone di un nucleo antico, fondato a metà del secolo XII, e di un nucleo residenziale cinquecentesco.

Le due torri del nucleo medievale prendono nome dai due capostipiti dell'antica famiglia di Madruzzo, Gumpone e suo nipote Boninsegna. Intorno alle torri furono costruiti altri edifici fra il Trecento e il Quattrocento

Il palazzo rinascimentale fu completato nel 1537 da Giovanni Gaudenzio di Nanno, capostipite della nuova famiglia di Madruzzo che per più di un secolo tenne la sede vescovile di Trento.

Che ne dite poi di bere un caffè in un ambiente molto singolare, suggestivo, O.k.! mi sembrate convinti, seguiteci andiamo a Castel Toblino:

È il più celebre dei castelli del Trentino. Deve la sua fama alla singolare posizione e al bellissimo ambiente che lo circonda. Ma anche alle tante e cupe leggende che in quel parco e tra quelle mura hanno trovato fertile terreno su cui nascere e svilupparsi. Su quello sperone roccioso che fino a qualche secolo fa era un’isoletta – il livello del lago era più alto di due metri – 2000 anni fa "abitavano" le fate alle quali nel III secolo era dedicato un tempietto. Lo "certifica" una lapide murata nel portico del castello che l’archeologo Paolo Orsi definisce "unica nel suo genere nella realtà epigrafica romana".
Ben presto tuttavia la funzione magico-religiosa venne soppiantata da quella militare-strategica e in luogo del tempio sorse un arcigno fortilizio per il cui possesso si scontrarono a lungo i signorotti della zona. Ma il castello che oggi possiamo ammirare e visitare è frutto della riedificazione voluta da Bernardo Clesio nel XVI secolo. Il maniero si trasformò in residenza molto apprezzata dai Principi vescovi di Trento e in particolare dai Madruzzo. E proprio a Carlo Emanuele Madruzzo, ultimo principe vescovo della dinastia (in quattro hanno governato la diocesi per 120 anni) è legata una delle leggende più truci. Narra che il vescovo abbia fatto avvelenare la nipote Filiberta e il fratello Vittorio. Si racconta inoltre che l’amante del Principe Vescovo fosse tale Claudia Particella, da cui il prelato avrebbe avuto alcuni figli. Il castigo di Dio per la condotta scandalosa del Vescovo non si fece attendere: una sera Claudia e suo fratello stavano attraversando in barca il lago in barca per raggiungere il castello, l’imbarcazione si capovolse e i due morirono miseramente. Nelle notti di luna piena gli spiriti inquieti dei due annegati aleggiano ancor oggi sulle acque del piccolo lago.

Dopo questo rapido ristoro, ci muoviamo alla volta di Arco e della sua Rocca, (attenzione alla passeggiata, sono sconsigliate calzature con tacco a spillo!!). Nel percorre la strada fate attenzione alla vostra sinistra e potrete ammirare il Castello di Drena Costruito nel corso del XII secolo, il castello di Drena fu venduto nel 1175 dai primi possessori, la famiglia da Seiano, ai d'Arco che ne fecero un fondamentale strumento di controllo della via di collegamento fra Trento e il Garda. Proprio per la sua posizione strategica fu sino alla fine del Trecento al centro di continue contese. Oggi i ruderi di Drena, recentemente restaurati, dominati dal mastio alto 25 metri, si offrono al visitatore come esemplare modello di fortezza medievale.

La Rocca di Arco:

La sua imponente torre merlata domina la piana verso la sponda settentrionale del lago di Garda e tiene sotto controllo la valle del Sarca a nord, la stretta fenditura tra le montagne che nelle epoche passate fu spesso percorsa da orde armate dirette verso la pianura padana. Al viaggiatore il castello appare come una rocca inespugnabile e suggestiva, circondata com’è da splendidi, secolari cipressi. Ma il visitatore attento che risale il borgo fortificato di Arco non potrà far a meno di notare lo stretto rapporto tra il borgo stesso e il suo castello, collegati da spazi murari a scansione sempre più serrata che risalgono lo sperone roccioso tagliando una splendida macchia d’olivi. Delle quattro porte di accesso al borgo oggi è visibile solo quella di Transfora (o Stranforio); un tempo c’era anche il ponte levatoio, a conferma dell’esistenza di un fossato che correva attorno alla cinta muraria.
Le prime notizie sul complesso fortificato risalgono al secolo XII e se ne trova riscontro nelle lotte per la sua proprietà tra le famiglie di Sejano e di Arco. Furono i Signori di Arco alla fine ad imporsi e a prendere possesso del castello, che occuparono fin verso la fine del Cinquecento. Allorquando lasciarono la scomoda rocca per trasferirsi nei più confortevoli palazzi del borgo arcense. Per il castello ebbe inizio un lungo periodo di abbandono culminato, nel 1703, nel saccheggio e nell’incendio ad opera delle truppe francesi del maresciallo Vendôme che si stavano ritirando, dopo aver assediato e bombardato Trento.
Il castello di Arco è visitabile e fa da cornice nel corso dell’estate a spettacoli di musica e prosa. Da notare la torre di vedetta al cui interno è ricavata una cisterna scavata nella roccia che si riempiva dell’acqua piovana raccolta e convogliata tramite tubi di piombo.

E dopo questa bella passeggiata, ripartiamo alla volta di altri affascinanti ricordi di un passato nemmeno troppo lontano. Ci dirigiamo verso Riva del Garda, e da qui passando per Pranzo (comincia l’appetito!?), verso il passo del Ballino, e qui incontriamo il Castello di Tenno:

Fu fondato alla fine del secolo XII e, fra il Trecento e il Quattrocento, fu protagonista di duri assedi e battaglie che richiesero i lavori di ricostruzione eseguiti dai vescovi Hinderbach e Clesio tra la fine del XV e i primi anni del XVI secolo. Privato del mastio nel 1920, conserva le forti mura scarpate e, esempio raro nel Trentino, elementi della fortificazione del borgo sottostante.

Belle curve ci conducono verso le Terme di Comano, passando per Stenico e l’omonimo castello:

Il Castello di Stenico è uno dei più antichi della regione e costituisce un importante esempio di evoluzione di un castelliere. Da un millennio domina le vie di comunicazione verso le valli Giudicarie. Ma su quello sperone roccioso forse si rifugiavano più di 2000 anni fa gli Stoni, fierissima popolazione alpina massacrata nel 118 a. C. dalle legioni del console romano Quinto Marzio. Su quel dosso sorse un insediamento romano e gli archeologi vi hanno anche trovato i resti di una basilica paleocristiana.
Ma Castel Stenico, fortezza di grande importanza strategica, fu attraverso i secoli il simbolo del dominio temporale dei vescovi di Trento sulle Giudicarie. La sua storia è legata indissolubilmente a quella dei Principi vescovi che lo tennero fino al Settecento quando, con l’occupazione delle truppe napoleoniche, ebbe inizio la sua decadenza. Successivamente nel castello trovarono posto uffici dell’amministrazione austriaca e infine passò al Demanio italiano che ne iniziò il restauro, ma pensò bene anche di sistemarvi la stazione dei carabinieri del paese. Dal ’75 è della Provincia ed oggi ospita mostre, concorsi d’arte contemporanea e fotografica e conserva una significativa sezione archeologica. Il castello rappresentava il potere del Principe vescovo che vi manteneva il Capitano delle Giudicarie cui competeva l’amministrazione della giustizia ed era sede della gastaldia del Banale. Un ultimo periodo di fulgore il maniero lo visse nel sedicesimo secolo, quando diocesi e castello erano governati dai Madruzzo.
Il castello è di poco sovrastato da una leggera, ma famigerata torre, detta "torre della fame". Fatta costruire da Bozone nel XII secolo, veniva utilizzata come prigione: ma la leggenda dice che i prigionieri vi venivano lasciati a morire di fame (di qui il suo nome) e le loro urla si udivano fino in paese. La leggenda aggiunge anche che nelle notti di luna piena gli spettri dei condannati si aggiravano nei saloni del castello accendendo luci alle finestre.

Qui avremo modo di concederci uno spuntino.

E ancora belle strade, belle curve, che ci condurranno fino alla Val di Non attraversando l’altopiano di Molveno Andalo. In Val di Non incontreremo una concentrazione elevata di castelli, purtroppo tutti privati e non visitabili, ci accontenteremo di ammirarli dall’esterno, godendo del paesaggio nel quale sono inseriti. Ecco di seguito alcune informazioni di quanto incontreremo col nostro andare.

Approssimandoci alla Val di Non incontreremo le rovine di Castel Belfort: Del castello, edificato a presidio della strada nel 1311, è rimasta solo la torre. Della ricostruzione settecentesca il portale bugnato è l'unico elemento di rilievo rimasto, ma l'insieme dei ruderi nella loro collocazione paesaggistica è molto suggestivo.

 

Vedremo poi il castello di Nanno:

La ricostruzione avviata da Giovanni Gaudenzio di Nanno-Madruzzo si concluse alla fine del Cinquecento ed eliminò i resti dell'antica costruzione medievale. Oggi l'elegante palazzo a pianta quadrata e la cortina muraria con le quattro torri angolari danno al castello un aspetto che è alquanto diverso da quello piuttosto composito tipico delle fortezze trentine.

Arriviamo quindi al paese capoluogo di valle Cles: e qui potremo ammirare il:

Palazzo Assessorile:

 

La facciata del Palazzo di Cles è uno dei più ragguardevoli esempi di architettura signorile quattrocentesca. La merlatura, le feritoie, le caditoie sotto il tetto conferiscono all'edificio un aspetto austero, ingentilito però dal balconcino e dalle eleganti bifore trilobate.

 

 

 

Il Castello di Cles:

La facciata esterna del palazzo castellano rivela un assetto tipicamente quattrocentesco che conserva gli apparati fortificati. La facciata interna che dà sulla corte è invece più elegantemente rinascimentale, con le finestre ad occhio nel sottogronda e la decorazione a fresco tipicamente "clesiana".

 

 

Da qui poi andremo verso il paese di Fondo ad incontrare l’omonimo Castel Fondo:

Dall'alto il castello sembra emergere dal verde del parco in cima al dosso sul torrente Novella, difeso dalla torretta cuspidata della cortina esterna. Alla fine del Quattrocento maestranze comacine sopraelevarono i due corpi trecenteschi addossati al mastio e costruirono il palazzo semicircolare che chiude la corte. Agli stessi maestri comacini si deve la realizzazione del bellissimo portico affacciato sul cortile. La ricostruzione fu voluta nel 1492 da Simone di Thun, che vent'anni prima aveva avuto il castello in pegno dall'arciduca d'Austria Sigismondo. La terza dimora dei Thun, dopo Castel Bragher e Castel Thun, racchiude alcune pregevoli stanze, tra cui una ricca armeria.

 

Girovagando per la Valle ci porteremo a Malgolo per poter ammirare l’omonimo Castello:

La massiccia torre originaria di Malgolo, più bassa dell'attuale torre grande, fu edificata forse fra il Trecento e il Quattrocento a guardia della strada. Il palazzo venne costruito nel Cinquecento e sopraelevato negli ultimi decenni del secolo successivo. Aggiunte e restauri vennero effettuati tra l'Ottocento e il Novecento conferendo al complesso l'aspetto di turrita villa di campagna.

Faremo una capatina a San Romedio, antico eremo, ora una sorta di parco protetto, per la ricostruzione della fauna originale di queste valli, L’orso.

Poi ancora a Coredo ci affascinerà la vista del Palazzo Nero, ricco di storia alquanto burrascosa:

Con la costruzione di questo massiccio palazzo, il vescovo Giorgio II Hack nel 1460 realizzò una sede per l'amministrazione della giustizia che tuttavia funzionò solo fino al 1477. La merlatura scalare ed i solidi barbacani sono inequivocabile testimonianza degli intenti fortificatori che ispirarono la realizzazione della struttura. Il cosiddetto "Salone del Giudizio" è impreziosito da un celebre ciclo di affreschi cortesi che gli storici dell'arte chiamano "della regina di Francia". Qui ebbero luogo le attività macabre della Santa Inquisizione e della caccia alle streghe.

Ma noi siamo degli inguaribili romantici e ci dirigiamo attraverso un tunnel verde alla volta di Castel Bragher:

Intorno al mastio quadrangolare di Castel Bragher, soprattutto grazie alle ristrutturazioni promosse dai Thun a partire dalla seconda metà del Trecento, si sono stretti vari volumi architettonici (si noti la loggia sulla facciata meridionale) che hanno conferito al castello un affascinante aspetto "nordico". Gli interni del castello custodiscono preziosi arredi rinascimentali ed opere d'arte provenienti dalle collezioni thuniane: tra le altre vanno ricordate alcune tavole ed una lignea Adorazione dei Magi di Michael Pacher, alcune tele bassanesche, un quadro attribuito a Pietro Brueghel il Vecchio. La chiesa di San Celestino, adiacente all'ingresso, consacrata nel 1452 e ampliata nel Seicento, racchiude un pregevole ciclo affrescato con storie della Passione risalente al 1461.

Proseguiamo il nostro Tour nella valle, andando silenziosamente verso l’uscita, non prima di essere transitati per Vigo di Ton dove avremo il piacere di fare conoscenza con l’importante:

Castel Thun
A chi ha avuto la fortuna di poterlo ammirare dall’alto, Castel Thun di Vigo di Ton in valle di Non – certo uno dei più affascinanti tra i tanti che costellano le valli del Trentino – appare come una grande nave. Una nave slanciata e potente il cui profilo è delineato dalle ciclopiche mura (alte fino a 20 metri) intervallate da torri quadrate e sormontata dall’austera, massiccia sagoma del palazzo comitale. Il palazzo attuale è il risultato della ricostruzione compiuta nel Cinquecento dell’originaria fortezza medievale. Ed è un gioiello di 150 stanze, senza contare i sotterranei e le cantine scavate nella nuda roccia. Stanze stupendamente decorate e arredate con i mobili d’epoca fra cui la "stanza del vescovo" rivestita del profumatissimo legno di cirmolo, la "stanza delle signore", la sala del mappamondo, la sala della spinetta, la sala degli antenati tappezzata di quadri di famiglia. E non vanno dimenticati gli ambienti esterni, la "porta spagnola", il cortile, il campo dei tornei, il fossato delle prigioni, il ponte levatoio, le torri e le torrette….
Visitando Castel Thun – oggi è di proprietà della Provincia Autonoma di Trento e gli ospiti sono graditi - non si può far a meno di venir avvolti da una magica atmosfera. Le origini della famiglia de Tono (oggi Thun) si perdono nella notte dei tempi. Ma gli storici ci narrano che nel 1190 i Thun furono prescelti a far parte di uno dei cinque drappelli che accompagnarono Enrico IV di Hohenstaufen, figlio del Barbarossa, durante il suo viaggio in Italia. In breve la famiglia fu autorizzata dal vescovo a costruirsi un castello e la sua potenza crebbe col passare degli anni fino a dominare su gran parte della Valle di Non, in altre zone del Trentino e in Boemia: possedevano 35 tra castelli e palazzi a Praga. Il casato ha consegnato alla storia illustri vescovi, uomini d’arme, diplomatici. Il più famoso è Sigismondo, amico e consigliere di Massimiliano I, Carlo V e Ferdinando I, dei vescovi Bernardo Clesio e Cristoforo Madruzzo, legato imperiale a Venezia, storiografo della famiglia. E un Thun, Pietro Vigilio, fu anche l’ultimo Principe Vescovo di Trento (1776-1800)

Scendiamo infine nella piana Rotaliana ex piana alluvionale, per incontrare alcune costruzioni che imposero la loro presenza.

 

Castello di San Gottardo

Il profilo del castello di San Gottardo come appare dalla valle mostra i caratteri della fortificazione, protetta dalla singolare posizione e resa facilmente difendibile grazie all'unico accesso, stretto tra la roccia ed il muro.

 

 

A prendere l’eredità del Castello di San Gottardo sarà poi Castel Firmian

Al centro della facciata la torre quattrocentesca rompe il ritmo della facciata della residenza di Castel Firmian innalzata nel Settecento.

 

 

 Sull’altra sponda della valle possiamo ammirare il bel Castel di Monreale:

Nel prospetto che dà verso la montagna, il castello di Montereale, fondato nel XII secolo, conserva l'aspetto della fortezza medievale, posta con il mastio esagonale a guardia della strada che dalla valle dell'Adige saliva in valle di Cembra. La facciata merlata che guarda la valle ed il cortile con le eleganti trifore sono realizzazioni cinquecentesche.

Ed cari amici facciamo rientro a Trento, dopo esserci ritemprati e cambiati avremo il piacere di essere accompagnati da un mini bus al ristorante che ci allieterà con un menù in stile rinascimentale.

 

Domenica 16 settembre 2001

Si conclude il nostro fine settimana, ci accomiateremo in bellezza, con la visita al castello del Buoncosiglio. Approfittando della sistemazione alberghiera ci muoveremo a piedi, per godere con calma del centro storico di Trento e poi dopo una bicchierata ci saluteremo dandoci nuovi appuntamenti.

Castello del Buonconsiglio

Simbolo del potere temporale dei vescovi trentini e simbolo dell’italianità di Trento. Il Castello del Buonconsiglio, nel cui cortile gli austriaci giustiziarono, nel 1848, i ventuno volontari lombardi che si battevano per l’annessione del Trentino all’Italia e, durante la Grande Guerra, i martiri dell’irredentismo trentino Cesare Battisti, Fabio Filzi e Damiano Chiesa, è stato la residenza dei Principi vescovi fino alla secolarizzazione (1803) del Principato. Domina la città da uno sperone roccioso e ancor oggi sembra proteggerla, anche se sono scomparse le mura che dal castello si sviluppavano abbracciando tutt’intero l’abitato. "Dosso del Malconsey" era chiamata nel Duecento quella collina, dalla corruzione latina di Mall (o Mahl) che significa pubblica adunanza e Consilii (consiglio): era il supposto luogo di incontro della comunità. Quando, sviluppandosi attorno alla cilindrica Torre Grande (o Torre d’Augusto) il castello cominciò a prendere forma, si decise di battezzarlo con un nome più beneaugurante e divenne il "Buonconsiglio". Il castello ha subito nel corso della sua vicenda numerosi ampliamenti e rimaneggiamenti. Accanto alla Torre Grande si sviluppò, tra i secoli XII e XV il Castelvecchio e successivamente, nel sedicesimo secolo, il Principe vescovo Bernardo Clesio fece costruire il Magno Palazzo, magnifico esempio di residenza di un principe rinascimentale. I Principi vescovi vi dimorarono fino all’inizio del 1800, anche se in più occasioni furono costretti alla fuga da guerre e rivolte. L’intero complesso merita una visita, così come meritano una visita la Torre dell’Aquila e la Torre del Falco che originariamente facevano parte della cinta muraria. La Torre dell’Aquila racchiude lo stupefacente ciclo di affreschi detto "dei mesi" realizzato da un anonimo pittore boemo nel XV secolo e rappresenta, mese per mese, com’era la vita in epoca medievale, mettendo a confronto lo sfarzo delle corti con la dura lotta per la sopravvivenza della povera gente. Il Castello è oggi sede del Museo del Risorgimento e della lotta per la libertà, di sezioni di archeologia, di arte antica, medievale e moderna e le sue stanze sono con sempre maggiore frequenza cornice fastosa di prestigiose mostre che attirano migliaia di visitatori.

Torre Wanga

La torre nella cinta duecentesca era un importante edificio difensivo posto a guardia del ponte sull'Adige, della porta sulla strada per Brescia e della porta (la Portella) che conduceva in città. Costruita dal vescovo Federico Wanga, la torre, così come l'avancorpo, ha un basamento in pietra su cui si imposta la struttura in mattoni. Le finestre quadrate furono aperte ai primi dell'Ottocento quando la torre fu usata come prigione.

Torre della Tromba

E' un edificio risalente forse al secolo XII, un'antica residenza fortificata che, nell'alternanza tra pietra e cotto, presenta le tracce di varie sopraelevazioni compiute tra il Seicento e gli inizi del Novecento. Nel 1470, insieme al palazzo collegato, fu acquistata dal Comune di Trento che ancora la possiede.

 

 

 Torre Civica

La Torre Civica, fondata forse nel secolo XI, costituiva per così dire il mastio dell'originale residenza dei vescovi che, prima di trasferirsi, nella seconda metà del Duecento, sul colle del Buonconsiglio, occupavano il Palazzo Pretorio e il Castelletto, l'edificio sopraelevato vicino al Duomo. Ospitò per vari secoli le carceri municipali.

Palazzo Pretorio

 

 

Nelle sale del Palazzo Pretorio trova sede dal 1903 il Museo Diocesano Tridentino che conserva numerose opere d'arte provenienti dalla diocesi; tra queste gli otto arazzi fiamminghi disegnati da Peter van Aelst (1497-1531), che durante le sedute del concilio (1545-63) furono esposti nella cattedrale.

Castelletto

A differenza del Palazzo Pretorio, il cui aspetto attuale è il risultato di un recente ripristino che ha cancellato le modifiche sei-settecentesche, il Castelletto ha conservato i tratti dell'architettura romanica (si osservino le trifore inquadrate in archi a tutto sesto). L'edificio comprendeva originariamente le due cappelle sovrapposte di San Giovanni e di San Biagio, al posto dell'attuale sacrestia della cattedrale, e all'ultimo piano l'appartamento vescovile voluto da Federico Wanga e collegato alla torre di San Romedio, esile edificio caratterizzato dalla tipica alternanza di pietra e cotto e dagli archetti ciechi sotto la copertura embricata.

 

Piazza di Fiera e le mura duecentesche

Fatte costruire dal vescovo Wanga nel secondo decennio del secolo XIII, le mura erano difese su questo lato superstite dal torrente Fersina, il cui corso fu deviato dal vescovo Bernardo Clesio nella prima metà del Cinquecento. Sono alte circa 15 metri e larghe 2 alla base. Fino ai primi decenni dell'Ottocento circondavano completamente la città; in seguito furono abbattute o inglobate nei nuovi edifici.

Palazzo delle Albere

Fu costruito forse intorno al 1550 dal vescovo Cristoforo Madruzzo e, dopo secoli di abbandono, un restauro recente gli ha restituito la maestà di un tempo. Attualmente isolato dalla città dalla ferrovia e da alcuni insediamenti industriali, era circondato da un ampio prato che arrivava sino all'attuale Cimitero municipale ed era collegato all'area immediatamente fuori le mura di piazza di Fiera da un lungo viale che sbucava in corrispondenza di una bella porta rinascimentale ancor oggi visibile in via Santa Croce (i "Tre Portoni").